Dopo questa prima settimana a Cuzco, mi sto dirigendo con un bellissimo bus “cama” (letto) in quel di Peñas.

Peñas e’ una piccola comunita situata a circa 50km da La Paz che conta cica 200 abitanti. E’ dispersa nell’altipiano boliviano a 4100 metri di altezza. Ancora mi stupisco come a tale altitudine ci possa essere una pianura. Distese e distese di pampa e le cime innevate delle Ande come cornice. Un silenzio quasi vuoto circonda questo luogo che appare quasi sacro. In lontananza qualche clacson qua e la dei minibús che passano per l’unica strada asfaltata che si dirige verso La paz, qualche muggito e belato e il rumore del vento. Sono dei suoni quasi sconosciuti per noi che abitiamo nelle grandi citta come milano. Qualche casetta fatta di fango e paglia appare alla vista e gli alpaca e i lama che scorrazzano liberi per la pampa sputacchaindo.

Sono seduta su questo sedile e sono emozionata, il cuore mi batte all’impazzata all’idea di tonrnare in quella Parrocchia dove tutto questo percorso ha avuto inizio, dove l’ALessia di oggi ha iniziato a conoscersi, crescere e cambiare: e’ stata la svolta della mia vita.

Tre settimnana dopo essermi laureata infatti sono partita per la prima volta con una delle migliori amiche, nonche’ compagna di universita’, BArbara, per questo immenso salto nel vuoto verso l’altra parte del mondo. Iniziare questa professione facendo del volontariato, ovverso svolgendola per il solo piacere di farlo e condividere le proprie esperienze e’ stato iluminante. Siamo state la terza generazione di fisioterpiste a partecipare al progetto ItalyFisioPeñas.

Se pensó che tutto e’ partito dalla ricerca di casa in casa di persone con necessita’ mediche  e di viveri e dall’allestimento di un piccolo ambulatorio in parrocchia, e ad oggi ci siamo estesi a piu di 4 comunita’ e ci viene richiesto il servizio, rimango stupefatta. Sono 3 anni che si susseguono fisioterapisti, ognucno dei quali con la propria personalita e il proprio modo di essere hanno dato una svolta al progetto.

Ad oggi seguo il progetto non solo come volontaria, ma occupandomi della ricerca e della formazione di altri Fisioterapisti che vogliono vivere questa esperienza di vita assieme ad un altro volontario, Andrea. Cerco di partecipare a tutti i campi lavoro per il “progetto Bolivia” volti alla  raccolta fondi e alla raccolta cibo che viene organizzata ogni anno da 21 anni a Gubbio (Diocesi dei Padre TOpio e Padre Leo, parroci presenti nelle Missioni) per sfamare le 3 parrocchie e aiutare  i piu bisognosi. E’ bello vivere anche l’altro lato della medaglia, ovvero il sostegno che arriva dall’Italia: quando l’anno scorso ho inscatolato dei pacchi di pasta, che qualche mese prima avevo aperto in Bolivia per cucinare in missione o avevamo donato  alle famiglie piu povere e’ stata una sensazione incredibile.

Si e’ creato un ponte umano tra Italia e Bolivia, si e’ creata una connessione di anime unite per lo stesso obiettivo, si sono créate relazioni profonde tra tutti noi che abbiamo vissuto inmaniera diversa questa lontana Bolivia: un puente de Amistad como lo llamo yo.

Non vedo l’ora di tornare, vedere padre Topio, abbracciare i miei amici, andaré a far visita ai miei pazienti, vivere le evoluzioni del progetto e i nuovi fisioterapisti… ora forse e’ meglio che dormo perche’ 13 ore di bus sono lunghe!